Siate realisti, chiedete l'impossibile

 

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venerdì, maggio 30, 2008
 

Nelle tenebre vale più un accendino di mille commenti sul buio.

Anche per questo penso sia meglio concludere qui questa avventura.

Un saluto a tutti

malamente messo da Red | 09:01 | commenti (13)


martedì, aprile 15, 2008
 

ELEZIONI 2008: RIFLESSIONI

 

Questo voto, più degli altri, è il voto del popolo contro l’establishment.
Due anni fa molti intellettuali e alcuni dei più importanti giornalisti italiani inneggiavano al cambiamento dell’Italia, che sarebbe stato portato da una coalizione progressista, egemonizzata culturalmente dalla Rosa nel pugno. Finalmente, dicevano, si sarebbe assistito alla fine dell’Italia delle appartenenze ideali, per permettere l’avvento di una posizione culturale “zapateriana” sul piano dei diritti della persona, imperniata su un solido statalismo nel welfare e nell’istruzione e su uno stravolgimento delle caratteristiche economiche del nostro Paese rendendolo pedina coloniale di un sistema internazionale governato dalla grande finanza.
Il Governo Prodi è stato invece un disastro e ha smentito clamorosamente tutte queste previsioni: la mentalità radical chic ha tentato di introdurre leggi su matrimoni invisi a una cultura popolare per quanto secolarizzata; lo statalismo ha ostacolato in tutti i modi i tentativi di ripresa del mondo produttivo italiano (che continua a incrementare le esportazioni, ma è bloccato da lacci e laccioli enormi); l’ostinazione nell’opporsi ad autonomia e parità ha peggiorato ancor di più la qualità della scuola; la pressione fiscale non accompagnata da una riduzione della spesa pubblica clientelare ha compresso i salari e reso più difficile la situazione economica di tutti; il centralismo burocratico ha impedito l’avvento di un welfare sussidiario, mortificato ulteriormente il Nord, non risolto alcun problema al Sud.
Di fronte a tutto questo è riemerso un voto di reazione contro chi opprime un’Italia che non è solo l’Italia dei consumatori, ma è anche l’Italia dei produttori e di chi genera nuove iniziative; un’Italia del Nord che non vuole dividersi dal Sud, ma vuole poter produrre senza essere vessata; un’Italia che non è quella degli evasori, ma di quelli che costruiscono e che vogliono tasse eque; l’Italia della scuola libera e autonoma, contro chi, dalle colonne di certi giornali, bolla da sempre la libertà di educazione come il principale fattore che limita la possibilità di una vera cultura.
Per questo è stato punito chi è l’anima di questo tentativo: la sinistra radicale, giustificata moralmente da un certo cattocomunismo, e gli intellettuali e opinionisti che volevano imporre la loro ideologia al popolo italiano considerato incapace di scegliere il suo destino. Per questo gli italiani non hanno voluto fare del nuovo centro post democristiano, l’ago della bilancia, perché pone la novità sullo schieramento e non capisce questa necessità di cambiamento nei contenuti della politica. Per questo l’importante e coraggiosa scelta di Veltroni di far correre il PD da solo senza la sinistra radicale non è stata premiata dagli elettori, perché insieme a personalità portatrici di un reale cambiamento, forti sono, nel suo partito, legami con quel vecchio mondo politico, protagonista del recente passato statalista. Per questo il successo del centrodestra è stato di proporzioni impensate non solo per la Lega, ma anche per Regioni come la Lombardia dove tale schieramento non è solo il punto di sfogo dei mal di pancia, ma un esempio di un nuovo modo di governare suggellato dalla conquista dell’Expo e da una vera svolta sussidiaria per lo sviluppo e la solidarietà, attraverso personalità come il governatore Formigoni e il sindaco Moratti. Proprio la Lombardia, con la sua politica sussidiaria, i “voucher”, le “doti”, le piccole e medie imprese che vanno all’estero, le infrastrutture che cominciano a funzionare, le persone anziane che invece di finire in un pensionato possono vivere con la famiglia, la formazione professionale che non è più clientelare, la possibilità che la scuola cominci a offrire quella opportunità di scelta che le famiglie desiderano, la sanità “mista”, ai vertici internazionali per la qualità, può essere l’esempio che trasforma un voto di protesta in una possibile svolta.
Non basta infatti al centrodestra aver vinto le elezioni: senza un cambiamento antropologico e culturale si finirebbe per rendere scontenti ancora gli italiani, come lo sono stati per il precedente governo Berlusconi. Occorre a livello popolare la ripresa dell’educazione a una fede e a valori ideali che hanno dato al nostro Paese le motivazioni e l’intelligenza per superare ogni crisi. Occorre una svolta culturale che mostri, nello spirito di quanto disse Don Giussani al congresso della Dc lombarda di Assago nel 1987, che la politica non salva l’uomo, ma può aiutare un cambiamento che nasce dalla società e dai suoi movimenti e, ancor di più, dal desiderio non sopito del cuore dell’uomo.
Questo e non qualche demiurgo o, peggio, le grida di quei giornali ciechi alle devastazioni di una finanza e di un mercato selvaggi, potranno aiutare il futuro governo a non sprecare ancora una volta la fiducia accordata dagli italiani. In questo senso è necessario un disegno riformatore largamente condiviso, come auspicato dagli italiani nelle risposte al Rapporto 2007 “Sussidiarietà e riforme istituzionali”. La semplificazione delle forze parlamentari lo favorisce e le prime dichiarazioni di Berlusconi che propone riforme condivise riesumando la bicamerale per le riforme, sono di buono auspicio in questo senso.
Infine, perché tutto questo si avveri, è necessario un rinnovamento della compagine ministeriale, che si allontani da ciò che si è visto in liste elettorali decise dalle segreterie dei partiti e popolate spesso da personaggi che gli italiani non avrebbero mai mandato a Roma se avessero potuto sceglierli. Occorrono personalità che scommettano realmente sul primato della società e di ciò che sussidiariamente ne nasce. Diversamente, una volta di più, una rondine non farà primavera, con risultati disastrosi per tutti.
malamente messo da Red | 17:14 | commenti (38)


venerdì, marzo 28, 2008
 

Ciò che Abbiamo di più Caro

Ciò che ognuno ama viene a galla di fronte alle urgenze del vivere, perchè è sempre lei, la realtà, l’unico vero banco di prova, l’unico “luogo” in cui si può “vedere” se ciò che vale, vale veramente.
Io sono cresciuto negli anni con un’idea: la liberazione da subito. Ed è un fatto che avviene, al punto tale che il mio problema di fronte alla politica e alla società è uno solo: non che quella, qualunque sia, questione morale o politica, mi deve dare la felicità o la risposta, ma quanto esperienza di fede che vivo può essere vissuta.
Quando non c’erano le leggi a favore dell’aborto, l’aborto c’era ugualmente; non solo, c’era la battaglia per il divorzio, la battaglia per l’aborto, cosa mancava? E’ venuta meno  la testimonianza, il fatto di mostrare in una esperienza in atto che la vita vale di più. I cattolici hanno pensato che bastasse difendere una legge per lottare contro aborto e divorzio.
La contrapposizione politica, il muro contro muro e le battaglie morali soprattutto quando non si verifica prima delle battaglie se si è vincenti, come sta avvenendo oggi, crea gli anticorpi che rendono sempre più improbabile l’affermazione dei valori che si vogliono difendere: temi come l’aborto diventano temi di dialettica in cui, non solo siamo minoranza, ma provochiamo l’estremizzarsi ideologico delle posizioni.
Ciò detto come mi pongo davanti alla politica ?
Ci si deve porre di fronte alla politica con il criterio della libertas ecclesiae. La politica serve per difendere le opere che servono per aiutare il desiderio, questo è per me lo scopo della politica; siccome non spero dalla politica io cerco quelle soluzioni che permettono a questo soggetto - dove il desiderio vive - di esistere. Questa è la logica della politica, ma è una logica che nasce dalla stima della esperienza.
Se sei impegnato in una presenza e in opere, che fai come un bene per tutti, allora  cominci a interessarti di politica perché vuoi difendere questi esempi e vuoi  che il giudizio che vivi sia un giudizio su tutto. Da questo punto di vista il ritornello fondamentale della mia idea di politica è la lotta contro i moralisti farisei, i giustizialisti, che pensano di essere  “giusti” e, contemporaneamente, alla difesa di esperienze che sono un bene per tutti. A San Paolo il movimento dei “Senza Terra”, 120.000 persone, guidato dagli Zerbini, 20 anni fa occupava le favelas. Poi piano piano le persone si sono rese conto che occupando le favelas vivevano male: allora hanno inventato qualcosa di simile al movimento cooperativo, hanno messo insieme i soldi, hanno comprato le terre, hanno aiutato a costruire le case, poi i servizi, l’urbanizzazione, a far studiare i figli. Marcos, marito di Cleuza, è diventato deputato, perché deve difendere l’esperienza in atto. Questo è il modo con cui si deve arrivare alla politica, è perché ami un popolo che arrivi alla politica;  bisogna sentire la gente del popolo come tua. Allora nasce la passione alla politica come fatto.
malamente messo da Red | 15:28 | commenti (16)


martedì, marzo 18, 2008
 

S. Pasqua 2008

 

L'uomo ha per Dio un valore così grande da essersi Egli stesso fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto della Passione di Gesù...... e così sorge la stella della speranza.

(Benedetto XVI)

 

Dio si è commosso per il nostro niente, per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità. Qual'è la ragione? "Ti ho amato di un amore eterno, perciò ti ho fatto parte di me, avendo pietà del tuo niente": il palpito del cuore è la pietà del tuo niente, ma la ragione è che tu partecipassi all'essere

(Luigi Giussani)

 

 

Auguri a tutti!

malamente messo da Red | 16:47 | commenti (1)


mercoledì, febbraio 27, 2008
 
La Caduta Dell’Impero Romano
 
 
Rodney Stark, sociologo californiano, agnostico, ha scritto un libro impressionante dal titolo “Ascesa e affermazione del cristianesimo”. In questo libro traccia una parallelo inquietante tra il clima etico/sociale dei nostri giorni con l’ultimo periodo dell’impero romano.
Nel mondo pagano romano l’aborto era un metodo di contraccezione di massa e l’infanticidio era praticato spesso in caso di bambini malati o handicappati. Il matrimonio era un’istituzione in crisi e le famiglie erano poco numerose.
In questo contesto i cristiani erano un’eccezione: contrari ad aborto, infanticidio, prostituzione e omossessualità perchè mossi da un amore all’ordine naturale delle cose che veniva loro dall’imitazione di Gesù Cristo.
Manifestavano la loro differenza attraverso l’esperienza quotidiana. Per questo, pur non facendo di queste concezioni una battaglia politica capace di costringere i pagani ad adattarsi ai loro usi più umani, nel giro di qualche secolo la loro concezione su matrimonio e rispetto per la vita divenne prassi prevalente in tutta Europa.
Dallo scorso secolo lo scenario è cambiato, anzi è diventato opposto: paesi cattolici come Irlnda, Polonia, Spagna e Italia non sono riusciti ad evitare un distacco, nella pratica, da un modo più umano di concepire l’amore e i figli.
Oggi i cattolici si impegnano, con alterni risultati, nella sacrosanta battaglia perchè la legislazione non diventi del tutto aliena al rispetto per la vita. Ad esempio grazie al loro impegno la legislazione sull’aborto in Italia è risultata meno distruttiva rispetto ad altri Paesi. Tuttavia quando si sono tradotti i principi morali in battaglie frontali, fino al referendum sull’aborto, ovunque si è persa la partita. Qual’è la debolezza di questa traiettoria moderna? La dimenticanza dell’insegnamento della storia, il venir meno dell’esperienza di novità vissuta e testimoniata da persone e famiglie più liete, anche di fronte a situazioni e scelte che chiedono sacrificio.
Ogniqualvolta l’impegno morale e politico mette in ombra questo oscuro e quotidiano lavoro di educazione e testimonianza, quelle che sembrano scorciatoie si rivelano vie senza uscita.
malamente messo da Red | 14:17 | commenti (14)


lunedì, gennaio 14, 2008
 
A proposito della moratoria sull’aborto
 
 
 “La 194 non si tocca” questo è il commento più sentito in questi giorni.
Comprendo bene la preoccupazione di chi teme che parlando di questioni di fondo o prima o poi si sfoci  anche nelle richieste di modifica della legge. Infatti le leggi sono figlie dei principi quindi bisogna onestamente mettere in conto che il discutere sui principi può avere una ricaduta sulla legge.
Il principio affermato da Ferrara è quello ben centrato da Pascal, secondo cui l’uomo supera infinitamente se stesso; è mistero a se stesso e non può manipolarsi come vuole.
Quale eco può avere questo principio nell’odierna cultura laica dominata, anche in campo medico, da uno scientismo spesso indifferente alla persona umana? A mio avviso quella di Ferrara è una provocazione che tende a non lasciare tranquilli coloro che considerano l’essere umano riducendolo alla superficie biologica.. si è cercato, infatti, di far passare l’aborto come una prestazione sanitaria, ma non è così nell’esperienza delle madri, non è così nel giudizio degli uomini che cercano un senso non triviale alla propria esistenza.
La campagna sulla moratoria riaccende questo disagio, sano anche se fastidioso.
Gli atti sono conseguenza delle concezioni, si tratta quindi di sgomberare il campo dalle barricate cattolici-laici, dalle trincee sui diritti delle donne (piccola nota a margine: all’aborto sono più favorevoli percentualmente gli uomini rispetto che alle donne e si può ben comprendere perchè...); si tratta invece di porre a fattor comune non un’etica ma una ontologia, una concezione di se non ideologica ma esperienziale. Occorre ripartire da una ricognizione dell’esperienza che ciascuno di noi fa di essere padrone della propria vita o dipendente da un qualcosa o qualcuno. Occorre mettere a tema la sacralità della vita, dove il termine “sacro” indica l’emergere di  qualcosa che l’uomo non possiede totalmente ma che anzi lo supera.
malamente messo da Red | 18:26 | commenti (23)


martedì, dicembre 18, 2007
 

NATALE 2007

 

Sì, (questa storia) è accaduta realmente. Gesù non è un mito, è un uomo fatto carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia. Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso. Possiamo, per tramite dei testimoni, udire le sue parole. Egli è morto e risorto… e i miti hanno aspettato Lui, in cui il desiderio è diventato realtà. (Benedetto XVI)

Il cristianesimo non nasce come frutto di una nostra cultura o come scoperta della nostra intelligenza… si rivela in fatti, avvenimenti, che costituiscono una realtà nuova dentro il mondo, una realtà viva, in movimento. La realtà cristiana è il mistero di Dio che è entrato nel mondo come una storia umana. (Luigi Giussani)
 
BUON NATALE.
malamente messo da Red | 12:45 | commenti (12)


mercoledì, novembre 14, 2007
 

PERUGIA - Italia

Non c’è mai scampo, nemmeno a vent’anni, nemmeno in paradiso, nel lungo paradiso dell’erasmus (arrivederci ragazzi, fate baldoria che poi cambia tutto, passate qualche esame, raccontate quanto è stato bello, quanta gente, quante cazzate, e com’ero libero e pazzo, e com’ero adulto e giovane insieme). Tutta la libertà e la giovinezza, tutte le possibilità, gli spinelli, le chitarre, e nessuna madre a tirarti giù dal letto e a urlare: studia deficiente, a che ora sei tornato ieri notte. Sono mesi, anni mirabili, è il periodo che nessuno scorda, quello in cui puoi diventare qualunque cosa desideri, per un po’: sciupafemmine, ribelle, zoccola, cameriera, cosmopolita, musicista da pub, fricchettone, intellettuale, semialcolizzato ma con brio. Poi si torna alla realtà e guarda non puoi capire, è stato grandioso. Lei però non è tornata, l’hanna ammazzata col coltello all’inizio di un lungo weekend.
Meredith Kercher, studentessa londinese in erasmus a Perugia, è stata uccisa in circostanze macabre. Siamo davanti alla mostruosità e banalità del male che la libertà dell’uomo può arrivare a commettere. Molti media si sono barcamenati tra una facile sociologia e blandi moralismi, come se si trattasse solo di non oltrepassare la misura. Ma qualcuno si è chiesto perché e come si possa arrivare a condurre una vita tanto insensata, a coltivare quell’humus di cui qualcuno ha parlato?
«Gli assassini cercavano sensazioni nuove, emozioni più forti», sostengono gli inquirenti. Un modo assurdo e perverso di dire che quello che abbiamo davanti non basta, che si vuole di più, che c’è bisogno di un senso. Quella noia spaventosa di gente che cerca l’escalation dell’emozione, evadendo dalla realtà, denuncia l’assenza di risposta a una domanda di senso e di compimento che si pone comunque e che non si può sopprimere. Ma chi è disposto ad ammetterla, a prenderla sul serio? Non è un problema che riguardi gli universitari soltanto. C’è un vuoto tremendo di educazione, di ipotesi positiva con cui affrontare le proprie giornate. Al modo di vita che emerge dalle prime ricostruzioni dell’accaduto non si arriva infatti dal nulla: esso è il termine di un cammino fatto di tante decisioni, di tanti sì e di tanti no liberamente detti a persone e circostanze. Che cosa può far ripartire? Incontri che ridestino una umanità sopita.
malamente messo da Red | 09:01 | commenti (16)


giovedì, novembre 08, 2007
 

FIRMA PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA

Realizziamo la promozione e la tutela della famiglia

prevista dalla Costituzione

Una firma per il bene della tua famiglia, di tutte le famiglie!

-          Mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale.

-          Per questo la grande questione fiscale oggi in Italia è il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari.
-          Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha.
-          Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia. Chiediamo, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato.
-          Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l’attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l’imposta negativa, un’integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.
-          In questo modo, nell’ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, sarà possibile prevedere anche l’introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l’individuo ma il nucleo familiare.
 
 
 
Una firma per il bene della tua famiglia, di tutte le famiglie!

Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese

FORUM delle ASSOCIAZIONI FAMILIARI

via di Parione 7 00186 Roma, tel. 06.6830.9445 - fax 06.6830.9447 - forum@forumfamiglie.org

malamente messo da Red | 13:49 | commenti (1)


lunedì, ottobre 22, 2007
 

Ho ricevuto questa mail che ho trovato carina.....

DEDICATO A CHI C'ERA...

Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color.".
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a
"Campana".
Noi che facevamo "Palla Avvelenata".
Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera".
Noi che non mancava neanche "dire fare baciare lettera testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale Dei
Giardini".
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede
cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della
bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il
più figo.
Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare
le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole
in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai
attaccato nessuna malattia mortale   anche se dopo averli accarezzati ci
mettevamo le dita in bocca.
Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per
tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi
la bella della bella..
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva
 con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i
personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre
Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a Subbuteo.
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava
Riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga
(Goldrake, ovvio..)
Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma
formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul
terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare
al compagno. 

Noi che tiravamo con la bic le palline di carta "succhiate".
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca
Cola con l'albero.
Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i
nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a Dormire
tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre
sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in
tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa
Era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati
Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte
alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la  carta
del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella..fai
merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days.
Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween.

malamente messo da Red | 09:11 | commenti (12)